FISIOGNOMICA

LA STORIA. Il grande Leonardo da Vinci sottolineava il nesso tra i tratti del volto e i moti, anche inconsci, dell'anima. E non era il primo. Già nell'antichità, Pitagora, Aristotele, Plinio legavano alle fattezze del viso il temperamento dell'individuo. Ecco, È nel XVI secolo che quest'arte si sistematizza e si pone come dottrina scientifico-filosofica, tra i cui principali esponenti si possono ricordare il tedesco Giovanni di Indagine, Bartolomeo Cocles di Bologna e soprattutto lo scienziato napoletano Giovan Battista Della Porta che, nella sua "De humana physiognomia", presenta una curiosa galleria di volti umani raffrontati con il muso di certi animali (il tipo coraggioso ed orgoglioso ha un volto dai tratti leonini e così via). Nell'ultimo scorcio del '700, lo svizzero Kaspar Lavater, molto apprezzato da Goethe, dà a questo metodo di indagine un indirizzo maggiormente scientifico, sia pure in una visione religiosa che lo portava a rintracciare anche nei volti più sfigurati dal dolore e dalla colpa l'immagine di Dio. Nel quadro del Positivismo ottocentesco si pone Cesare Lombroso, il noto criminologo che, con i suoi studi volti allindividuazione del "delinquente nato" attraverso particolari caratteristiche anatomiche, oltre che fisiologiche e psicologiche, viene in qualche misura a confluire nel filone fisiognomico. Ora, se attualmente la psicologia e la psicoanalisi hanno in qualche modo messo fuori gioco la Fisiognomica, essa, a parte un divertente passatempo, rimane comunque una "scienza utile", come ad esempio nella metoposcopia, che cerca di giudicare l'indole di una persona dalle "rughe di espressione".